Il prezzo non è uguale per tutti: anche online, può cambiare in base a chi sei e cosa fai - DigitaleQuotidiano.it
La discriminazione di prezzo è una strategia commerciale che consiste nel vendere lo stesso prodotto o servizio a prezzi diversi, a seconda di chi acquista.
Non si basa sui costi di produzione o sul valore reale del bene, ma su quanto il venditore ritiene che il cliente sia disposto a pagare.
Questa pratica è molto diffusa nell’economia digitale, dove l’analisi dei dati permette alle aziende di profilare gli utenti in modo capillare.
Localizzazione geografica, dispositivo utilizzato, cronologia di navigazione, lingua del browser, comportamento d’acquisto e perfino il nome registrato possono influenzare il prezzo visualizzato.
UN CASO COMUNE: ABBONAMENTI DIGITALI
Servizi software, ma anche molte compagnie aeree e piattaforme di prenotazione, usano forme più o meno esplicite di “price discrimination” (discriminazione di prezzo).
Un utente che ha già pagato in passato viene spesso considerato “willing to pay” e riceve un prezzo più alto, mentre ai nuovi utenti viene offerta una tariffa scontata, magari solo per il primo mese.
Può anche accadere che un utente sia discriminato se non rinnova un abbonamento e gli venga applicato un prezzo più alto per futuri rinnovi.
Potenzialmente, potrebbero verificarsi discriminazioni di prezzo anche in base ai contenuti prodotti.
Spesso, il prezzo varia a seconda del paese, della valuta o anche del momento della giornata in cui si visita il sito.
Spesso, chi si collega con una VPN da un paese in via di sviluppo visualizza prezzi sensibilmente più bassi. Ma non si tratta solo di “territorial pricing”: alcuni sistemi incrociano dati di sessione con nomi, indirizzi IP, cronologia e cookie per proporre offerte personalizzate.
LEGALITÀ E OPACITÀ
La discriminazione di prezzo non è di per sé illegale. In Europa, il principio di libera determinazione del prezzo da parte dell’offerente è riconosciuto, a condizione che non violi norme antidiscriminatorie esplicite (razza, genere, religione, opinioni).
Tuttavia, l’opacità con cui molte aziende digitali operano solleva dubbi sul rispetto della normativa GDPR, soprattutto in relazione al trattamento dei dati personali per fini di profilazione commerciale senza consenso chiaro.
Nel 2023, l’Organizzazione europea dei consumatori (BEUC) ha denunciato la diffusione di “discriminazioni invisibili” nei settori digitali e ha sollecitato l’UE a imporre maggiore trasparenza sulle dinamiche di prezzo personalizzato.
STRATEGIA O INGIUSTIZIA?
Dal punto di vista economico, si tratta di una strategia per massimizzare i ricavi: chi può pagare di più, lo farà. Dal punto di vista etico, però, la discriminazione di prezzo crea disuguaglianze di accesso e penalizza proprio gli utenti più fedeli o affezionati. Paradossalmente, il cliente “buono” paga di più.
COME CAPIRE SE APPLICANO LA DISCRIMINAZIONE DI PREZZO?
Si può sospettare immediatamente che sia attuata qualche discriminazione di prezzo quando i prezzi non sono pubblicati nei siti web.
Se per vedere i prezzi devi loggarti, allora significa che, quasi sicuramente, i prezzi non sono uguali per tutti.
Se i prezzi sono pubblici, con una connessione VPN puoi verificare sono i prezzi cambiano, cambiando IP. Ovviamente, senza essere loggato su Google e cancellando tutti i cookie e la cache del browser.
Ti è mai capitato di notare questo tipo di discriminazione?
Scrivilo nei commenti.
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